Centro Culturale Accademia dei Desiderosi
Centro Culturale Accademia dei Desiderosi

Cosa dicono dell'Accademia dei Desiderosi...


Poesia di Carlo De Fiore, socio dell'Accademia
Alla fin dell'escursione
una breve riflessione...
Di Accademia dei Desiderosi
Ne abbiam presa a piene dosi
Dopo tutti quei palazzi
Uscivamo quasi pazzi...
Per fortuna la docente
E' simpatica e eccellente...
Organizzano viaggi
Sia in città che nei paraggi
Ma sono un poco temerari
Nella scelta degli orari
Così accade di sicuro
Di arrivare che è già scuro!
Ma gli va riconosciuto
Che hanno ben recuperato
Col servizio di... ristoro
Qualità e gran decoro
Che sia Touring o... Michelino
Ogni guida fa un inchino
Perciò faccio una mozione
Di cambiar definizione
Accademia dei Desiderosi?
Ma io direi... dei gran golosi!!!


Dal quotidiano "Il Tempo" di sabato 17 maggio 2014
«Desiderosi» di arte e cultura
Arrivati al decimo anni di attività, l’associazione «Accademia dei Desiderosi» concretizza il sogno di istituire nel centro storico di Roma un innovativo polo artistico-culturale, con struttura e programma completamente rinnovati. La cornice che ha ospitato la presentazione dell’Anno Accademico 2014/2015 è stata la Basilica di Santa Maria del Popolo. I docenti del futuro centro, insieme alla direttrice dell’Accademia, Angela Scilimati hanno illustrato i singoli programmi del nuovo ordine degli studi, intervallati da un breve reading teatrale curato da Stefano Persiani. Hanno partecipato all’evento Giovanna Alberta Campitelli, dirigente dell’ufficio Ville e Parchi storici della Sovrintendenza ai Beni culturali del Comune, Alberto Toso Fei, scrittore e giornalista, esperto di storia romana e veneziana, Luigi Lunari, drammaturgno e critico letterario, Angelo Longoni, regista, Eleonora Ivone, attrice.


Dal quotidiano "Libero" di giovedì 22 marzo 2012
Una pieve romanica sopra il tempio etrusco
Gli Etruschi, popolo dell'Italia antica, si affermarono nei territori dell'attuale medio-bassa Toscana e dell'alto Lazio tirrenico a iniziare dal IX secolo a.C. La prima effettiva espansione verso l'interno avvenne nell'VIII e VII secolo a.C., poiché sappiamo con buona attendibilità che Cortona e Arezzo furono tra le 12 capitali riconosciute nel corso del secolo successivo. In particolare, la zona etrusca di Arezzo si sviluppò lungo l'alta valle dell'Arno, principalmente in quella sub-regione che noi oggi chiamiamo Casentino.
Ebbene, il viaggio organizzato dall'Accademia dei Desiderosi sotto la guida sensibile e determinata della direttrice, Angela Scilimati, ha spaziato fra le meraviglie dell'Eremo e il Monastero di Camaldoli, la Pieve di San Pietro a Romena e il Castello dei Conti Guidi con la chiesa dedicata a San Fedele in quel di Poppi, l'antica Pupium medioevale. L'attenzione e la piacevole novità, però, è stata rappresentata dalla semi-sconosciuta pieve romanica intitolata a Sant'Antonino Martire a Sòcana, in località Pieve Sòcana nel comune di Castel Focognano, che sorge sopra i resti visibili di un tempio etrusco risalente al V secolo a.C., certamente esteso fin sotto l'abside della Pieve. Il nome, etrusco anch'esso, potrebbe derivare da Sacni, che sta per “luogo sacro”, oppure da Saukni, che vuol dire “principe”, “persona altolocata”.
La facciata della chiesa, lineare e nobile, è dell'XI-XII secolo e rispetta le regole essenziali delle costruzioni alto-medioevali. Per la sua edificazione si è certamente utilizzato materiale prelevato dal tempio etrusco, ovvero dal territorio immediatamente circostante; sulla sua sinistra, un basso campanile, cilindrico alla base, è invece superiormente sormontato da un'alzata esagonale con finestroni che lo rendono più elegante e slanciato. L'interno è straordinario pur nella sua armoniosa semplicità. A tre navate, con la centrale più alta, un abside e tre campate, mantiene in quella di destra il pavimento che ricorda il piano della prima chiesa cristiana, mentre la sinistra mostra il piano della terza chiesa cristiana, come la centrale con il crocefisso seicentesco in legno di sorbo che si integra perfettamente con l'altare. La fonte battesimale, cinquecentesca, che è stata ritrovata in un pollaio, è in pietra arenaria e proviene dalla Pieve romanica di San Pietro a Gropina.
Insomma, un'autentica sorpresa in un contesto affascinante. Ma ricordate: nulla è possibile senza il parroco don Alfio Scarini, intrepido difensore ed estimatore di questa meraviglia da quasi cinquant'anni.
Sergio De Benedetti


Dal quotidiano "Libero" di giovedì 24 novembre 2011
Una guida d'eccezione nella Laguna di Venezia
La prof.ssa Angela Scilimati, direttrice soave ed eclettica dell'Accademia dei Desiderosi, ha guidato ancora una volta al meglio i suoi affezionati amici/allievi nella straordinaria scenografia delle isole della Laguna Veneta.
Grazie ad un clima ancora sostenibile e da giornate senza nuvole, l'intera brigata ha potuto visitare in pieno relax Torcello, con la splendida cattedrale dedicata all'Assunta ma anche soggiornare presso la Locanda Cipriani legata ai ricordi di Ernest Hemingway nel 50° della morte, Burano, con il campanile pendente e le case variopinte per separare nitidamente i confini, San Michele, con il cimitero monumentale e la chiesa del primo rinascimento del lombardo Mauro Codussi, e Mazzorbo, l'antica Majurbum, villa romana per eccellenza, oltre agli edifici religiosi che un tempo erano disseminati in tutto il perimetro. Ma l'attenzione più significativa ha riguardato San Francesco del Deserto che, unitamente a San Lazzaro degli Armeni, meritevole di un capitolo a parte, ha conservato le antiche funzioni conventuali.
Non lontana da Sant'Erasmo, l'isola è immersa in una atmosfera di totale contemplazione e ricorda il passaggio nel 1220 di Giovanni di Bernardone, ormai venerato come Francesco, reduce dal viaggio in Egitto e Palestina, che trovò qui rifugio durante un forte temporale.
Il futuro Santo tornava di corsa in Italia perché sollecitato dagli altri Padri Fondatori a seguito dell'enorme aumento dei seguaci che avevano preso ad interpretare le ferree regole imposte da Francesco in modo molto parziale quando non addirittura arbitrario. Nel 1228, due anni dopo la morte di Francesco e la sua fulminea canonizzazione, il proprietario dell'isola che all'epoca si chiamava "delle Due Vigne", Jacopo Michiel, fece costruire una chiesa che venne donata ai Francescani cinque anni dopo. Nel 1420 l'isola fu abbandonata ma nel 1453 il Legato Pontificio Enea Silvio Piccolomini, futuro cardinale e Papa nel 1458 con il nome di Pio II, la concesse ai Minori Osservanti. Abbandonata di nuovo nel 1806 per le soppressioni napoleoniche, tornò ai Francescani nel 1822 per ordine dell'imperatore d'Austria Francesco I.
All'interno, guidati da un frate cordiale e competente, attraverso un meraviglioso parco che corre lungo tutto il bordo dell'isola, si giunge alla piccola chiesa del convento nonché ai due chiostri e, poco distante, al refettorio.
Altre aree di antiche origini sono di recente sistemazione mentre una chiesa più moderna e più grande, costruita negli anni '60 del secolo scorso, viene utilizzata anche per seminari e convegni. Si racconta infine come in questo luogo celestiale gli uccelli fossero soliti smettere di cantare per far pregare Francesco in assoluto silenzio, pronti a riprendere il loro cinguettìo ad avvenute litanìe.
L'isola si lascia a malincuore poiché appare come un luogo suggestivo in cui riflettere e ponderare sembra inevitabile e dove il solo rumore lontano del vaporetto in arrivo, crea un autentico fastidio ai nostri poveri sensi.
Sergio De Benedetti


Dal quotidiano "Libero" di giovedì 16 giugno 2011
Gli orti di Villa Taranto, gioiello da scoprire nel cuore della Verbania
Nell'ambito di un viaggio alla scoperta delle Isole Borromee sul Lago Maggiore organizzato dalla "Accademia dei Desiderosi" e guidato dalla ineguagliabile Direttrice, prof.ssa Angela Scilimati, non sono mancati altri appuntamenti salienti quali la Rocca Borromeo di Angera, il Parco Archeologico di Castelseprio, la Collegiata di Castiglione Olona con gli affreschi di Masolino di Panicale e il Monastero di Torba, quest'ultimo gestito dal FAI dopo la donazione dell'attuale Presidente Onorario, Giulia Maria Mozzoni Crespi.
La fantastica vacanza, corroborata per tutto il tempo da un sole splendente e da notti stellate e temperature gradevoli, è culminata con una visita in quel di Verbania nel Giardino Botanico di Villa Taranto, patrimonio unico di migliaia di piante provenienti da tutto il mondo.
Verbania oggi è un capoluogo di provincia del Piemonte formatosi nel 1992 con la denominazione "Verbano-Cusio-Ossola". Il suo toponimo è relativamente recente poichè nel 1939 venne deciso di riunire Pallanza, Intra ed altre località limitrofe in un unico Comune e chiamarlo, appunto, Verbania, in considerazione dell'antico nome del Lago Maggiore, Verbano.
Ma torniamo alla fine degli anni '20 del secolo scorso. Durante un viaggio in treno che da milano lo avrebbe portato a Parigi e poi a Londra, n ricco gentiluomo di origine scozzese, Neil Boyd McEacharn, Arciere della Regina, rimase incantato dallo stupendo panorama che si godeva dal finestrino seguendo le sponde del celebre Lago.
Giunto nella capitale britannica, McEacharn diede subito incarico ai suoi legali di preparare una inserzione molto accattivante da pubblicare sul "Times" per la ricerca di una villa da acquistare nella zona di Pallanza, purchè dotata di un vasto parco.
In breve si trovò il venditore, la Marchesa di Sant'Elia, vedova del Maestro di Cerimonia di Vittorio Emanuele III, che si entusiasmò all'idea di realizzazione di McEacharn.
La nobildonna, inglese di nascita, aveva proprio a fronte lago una villa chiamata "La Crocetta", a dire il vero un po' malandata e con un grande parco ancor più malandato ma il nostro Neil non se preoccupò più di tanto.

Era il 1931 e cominciava così l'entusiasmante avventura del Capitano scozzese che porterà Villa Taranto (in ricordo di un suo antenato che era stato nominato da Napoleone I "Duca" della città pugliese) ad essere uno dei giardini botanici più importanti d'Europa.
Nel 1939, non avendo Neil eredi diretti, la Villa venne donata allo Stato Italiano, e lui ne mantenne l'usufrutto, mentre nel 1952 fu aperta regolarmente al pubblico. McEacharn scomparve nel 1964 e venne sepolto in un piccolo mausoleo all'interno della Villa, costruito appositamente per lui. Visitare Villa Taranto richiede tempo, serenità ed una persona valida ed innamorata dei luoghi che spieghi in dettaglio tanta magnificienza.
Noi l'abbiamo trovata nella sig.ra Linda Manni, guida turistica ed accompagnatrice di rango che, oltretutto, ha fornito importanti notizie per la realizzazione di questo articolo. Thank you, Madam, e ci scusi se non abbiamo potuto apprezzare il Ginkgo Biloba.
Sergio De Benedetti


Dal quotidiano "Libero" di sabato 24 giugno 2010
L'accademia dei Desiderosi riscopre l'arte di De Chirico
I corsi di studio, le conferenze, le visite guidate ed i viaggi dedicati sono tra le principali caratteristiche dell'Accademia dei Desiderosi, un centro culturale di crescente successo sorto a Roma nel 2004 e giunto al settimo anno di attività.
La visita alla Mostra “Uno sguardo nell'invisibile” di Palazzo Strozzi a Firenze dedicata a Giorgio De Chirico, è stata la degna chiusura dell'Anno Accademico. Le opere del Maestro fanno da validissima cerniera ad altri dipinti di artisti famosi e meno famosi, tutti comunque sostanzialmente legati all'attività del grande pittore italiano nato in Grecia nel 1888. Diplomato presso l'Accademia delle Belle Arti di Atene, dopo la morte del padre avvenuta nel 1906, Giorgio si trasferisce a Monaco di Baviera con la madre ed il fratello Andrea. Conosce Friéderic Wilhelm Nietzsche ed Otto Weininger mentre a Parigi, dove si sposterà tra il 1911 ed il 1915, è amico di Paul Valery e Guillaume Apollinaire. Giunto in Italia nello stesso 1915 a causa della guerra, durante la permanenza presso l'ospedale di Ferrara, De Chirico incontra Carlo Carrà con il quale teorizzerà la pittura metafisica che aveva ideato a Parigi, caratterizzata da piazze deserte, architetture e statue classiche, manichini fungenti da personaggi, oggetti geometrici riuniti secondo nessi inconsueti ma di alta suggestione lirica. Pochi sanno inoltre che De Chirico ha svolto una importante ed intensa attività di scenografo, firmando tra l'altro, i bozzetti per “La Giara” (1924) del coreografo svedese Jean Borlin su musica di Alfredo Casella e per “La figlia di Jorio” (1934) con la regia di Luigi Pirandello.
Di carattere spigoloso e controverso, la sua vita è stata piena di alternanze, ora con attacchi violenti sopra le righe a coloro che mettevano in discussione la sua pittura, ora con gesti di infinita bontà e comprensione per giovani artisti e nella vita familiare. Oltre Carrà (1881-1967) e Giorgio Morandi (1890-1964), la Mostra ospita opere straordinarie del tedesco Max Ernest (1891-1976), del belga Renè Magritte (1898-1967), del franco-polacco Balthus (1908-2001), al secolo Balthasar Klossowski de Rola, e di Alberto Savinio (1891-1952), pseudonimo del fratello Andrea. Non mancano poi alcuni artisti “minori” a lui particolarmente legati quali il francese Pierre Roy (1880-1950), l'italiano Arturo Nathan (1891-1944), artista “consigliato” di dedicarsi alla pittura e morto in campo di concentramento dopo un'esistenza travagliata, e lo svizzero Nicklaus Stoecklin (1896-1982), attento osservatore dell'opera grafica connessa al cubismo ed al futurismo. Giorgio De Chirico concluse la sua esistenza a Roma nel 1978.
Sergio De Benedetti


Dal quotidiano "Libero" di sabato 20 marzo 2010
A Castelfranco Veneto Giorgione in mostra.
Un grande evento organizzato male

L'Accademia dei Desiderosi è un centro culturale con sede a Roma. Nell'ambito delle sue numerose finalità (viaggi dedicati, conferenze, visite guidate, corsi di studio ecc.), l'Accademia ha organizzato un viaggio a Castelfranco Veneto in occasione della mostra riguardante il Giorgione nel 500° anniversario della morte del grande pittore. Arrivati con largo anticipo rispetto all'ora di prenotazione del gruppo (29 persone compresa la guida/direttrice), dopo una serie imbarazzante di rimpalli riguardo a chi potersi rivolgere per avere notizie circa l'inizio della visita, abbiamo appreso con stupore che si era accumulato un certo ritardo a causa del perdurare oltre misura di visite precedenti e che saremmo stati chiamati appena possibile.
Infreddoliti non poco nonostante la bella giornata, conversando con altri “ritardati” come noi, siamo venuti a conoscenza che un altro gruppo, molto più nutrito del nostro era prenotato per la stessa ora. Poiché la nostra guida aveva effettuato nelle settimane precedenti una ricognizione per rendersi conto di persona dei luoghi di visita, abbiamo manifestato agli organizzatori della mostra tutte le nostre apprensioni riguardo il numero eccessivo dei partecipanti rispetto agli spazi angusti e infelici dei locali messi a disposizione.
La risposta irritata ci ha preoccupato ancora di più e, purtroppo, siamo stati facili profeti. Tra il gruppo avanti che, giustamente, voleva vedere, sentire e capire con il dovuto tempo e il gruppo dietro che incalzava, la visita è stata nervosa, frenetica, caotica e disturbata a più riprese dal personale delle sale che invitava tutte le guide a essere più concise per tentare di smaltire il ritardo cronico accumulato.
Insomma, un disastro che ha profondamente colpito, oltre noi, tutti coloro che abbiamo avuto modo di ascoltare all'uscita (incredibilmente con funzione anche di entrata!) e sulla antistante piazza San Liberale.
L'infelice dislocazione degli ambienti ha aumentato a dismisura le carenze organizzative, mentre un piano superiore ancora più angusto è stato dedicato ad artisti di maniera di cui, francamente, si poteva anche fare a meno.
Nonostante tutto, la mostra sta ottenendo uno straordinario successo di pubblico e se ci saranno le possibilità di trattenere le opere esposte, non è esclusa una proroga rispetto al prossimo 11 aprile. Peccato, peccato davvero che un tale avvenimento non sia stato preceduto da una adeguata preparazione e che, comunque, non vi si sia posto rimedio in corso di svolgimento.
Sergio De Benedetti

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